Giuseppe Mascolo

Giuseppe Mascolo

Grafico, illustratore, pittore e narratore. Un accanito fan della maschera di Pulcinella e degli anni '70.

La mia storia in breve

Nato nel 1967, ho frequentato l'istituto d'arte Filippo Palizzi, "trasformandomi" così al terzo anno in un "maestro d'arte". Poi dopo altri due anni mi dissero che ero diventato anche una persona matura e mi affibbiarono la qualifica di "grafico pubblicitario".
Da allora ho cercato di unire la mia passione per il disegno e la grafica e la scrittura con tutto ciò che riguarda la tradizione napoletana, il teatro e la maschera di Pulcinella. Gli anni '70 sono stati la mia palestra visiva e culturale, un periodo a cui attingo costantemente per il mio lavoro.
Ho pubblicato libri, realizzato illustrazioni per il teatro, dipinto quadri e suonato la chitarra, ma non facendo tutto nello stesso momento, sempre cercando di mantenere un filo rosso che lega queste diverse espressioni creative.
Questo sito è una raccolta di queste strade che ho percorso. La mia particolarità è tentare di riuscire a mettere Pulcinella in ogni racconto che scrivo (horror, giallo, fantascienza) e ci sono QUASI sempre riuscito, finora.

Lavoro su Pulcinella

Pulcinella, una musa infinita

Pulcinella mi accompagna da sempre.
Era in televisione, nelle commedie, nelle feste di carnevale, nei disegni sui libri di lettura delle elementari.
Lo copiavo a matita, mentre imparavo a guardare il mondo.

Mi affascinava la sua ambiguità.
Faceva ridere e inquietava. Sembrava crudele e tenero insieme.
Portava una maschera che proteggeva e smascherava allo stesso tempo.

Col tempo ho capito che Pulcinella raccontava Napoli meglio di chiunque altro. La fame, l'astuzia, la poesia, la malinconia.
Per questo continuo a tornarci, tra illustrazioni, racconti e dipinti.
Pulcinella resta una musa. Infinita perché non dà mai una sola risposta.

Dalla "Pulcinelleide" alla "Raccontata dei Pastori", il filo conduttore è sempre la sua capacità di rappresentare lo spirito popolare.

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“Ma non muore mai chi beve l'acqua delle sue passioni e dentro l'arte si bagna i piedi guadagnando l'eternità.”
(da "Scusate il ritorno", Giuseppe Mascolo, 1997)

Gli anni '70 come estetica

Gli anni '70 rappresentano il mio alfabeto visivo.
Un decennio che ha costruito il mio modo di guardare, prima ancora di quello di progettare.
Colori saturi e imperfetti. Grafiche dirette. Musiche che avevano un peso emotivo preciso.

È l'epoca dei cartoni animati disegnati a mano, dei libri di lettura illustrati con cura, della televisione che educava attraverso immagini, racconti e manualità.
Un immaginario popolare, colto, sperimentale. Sempre umano.

Quell'estetica si è riversata nel mio lavoro di grafico.
Nelle palette cromatiche. Nei contrasti. Nel gusto per il segno deciso e riconoscibile.
Nei poster, nei loghi, nelle illustrazioni, affiora come una memoria attiva, mai nostalgica.

Gli anni '70 restano per me un linguaggio vivo.
Un territorio visivo che continua a parlare al presente.

 

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Grafica anni '70
Lavoro su Pulcinella

Chitarra e Teatro

La musica e il teatro, la chitarra e le sceneggiature, attraversano il mio lavoro come strutture invisibili.
Il ritmo, il tempo, l'attesa. La scena, il gesto, la voce che prende spazio.

Suono, scrivo, ascolto.
Il teatro mi ha insegnato la presenza.
La musica mi ha insegnato il silenzio tra le note.

Anche quando lavoro con le immagini, questi linguaggi restano attivi.
Dettano il passo, suggeriscono pause, costruiscono tensione.
Ogni progetto ha una sua partitura e una sua messa in scena.

Alla fine, tutto converge nello stesso luogo.
Un atto espressivo che cerca verità, non decorazione.

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“Ogni linguaggio che pratico è un modo per avvicinarmi a ciò che ancora non so dire.”
(Giuseppe Mascolo, 2026)

Dipinti: alla fine quel volto ritorna sempre

Dipingo e disegno da un punto di vista preciso.
Cerco immagini che abbiano memoria, corpo, silenzio.
Il segno nasce spesso prima del racconto. Il colore arriva per fissare un'emozione, non per illustrarla.

Il mio lavoro si muove tra pittura e disegno senza confini netti.
Conta il ritmo, la tensione interna, l'equilibrio fragile tra ironia e inquietudine.
Ogni immagine è una variazione sullo stesso tema. Uno sguardo che ritorna.

Negli anni questo percorso ha trovato riconoscimenti, premi, targhe.
Tracce visibili di una ricerca coerente e ostinata.

Alla fine, quel volto ritorna sempre.
Dipingo Pulcinella.

 

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Grafica anni '70

Oltre la scrittura, il teatro, la musica e la pittura

Oltre la scrittura, il teatro, la musica e la pittura, esiste una zona ancora senza nome. È lì che nasce il lavoro che verrà.
Non come progetto definito, ma come necessità.

Ogni percorso autentico porta con sé una parte sconosciuta. Una deviazione. Una frattura. Un territorio che si rivela solo camminandoci dentro.

Continuare significa accettare di non sapere. Lasciare spazio a ciò che ancora non ha forma.
E fidarsi del fatto che, prima o poi, parlerà.

Il sito è diviso in sezioni proprio per riflettere queste diverse anime:

Ogni area è collegata alle altre, perché per me la creatività è un flusso unico.

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